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PREGHIERA

Dio, buono
e misericordioso,
che hai chiamato
il tuo Servo
Nicola D'Onofrio
alla sequela di Gesù
per offrire la ricchezza
della sua giovane mente
e dell'ardente cuore
al servizio del figlio tuo
nella persona dei malati,
glorifica il tuo fedele Servo
e fa' che i giovani di oggi
riconoscano in lui
un modello di vita
nella via dell'amore
e del sacrificio
per portare
le anime a Te
che con il Figlio
e lo Spirito Santo
vivi e regni
nei cuori dei tuoi figli.

Amen



Roma, 12 giugno 2010

Servo di Dio: Nicola D'Onofrio - Religioso Professo Camilliano

Roma 16 giugno 2004, Vicariato di Roma, Aula della Conciliazione

Presiede il Card. Camillo Ruini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma.

"Vorrei anzitutto porgere il più cordiale saluto al Padre Renato Salvatore, Vicario Generale dei Padri Camilliani, al Provinciale Padre Albino Scalfino, Provinciale, a Padre Felice Ruffini, Sottosegretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale Sanitaria, a Madre Serafina Dalla Porta, Vicaria Generale delle Figlie di S. Camillo, al Sindaco di Bucchianico, dove il SdD è sepolto, al Sindaco di Villamagna, dove è nato il SdD ed al fratello Tommaso con la consorte.

Si conclude oggi la fase diocesana del Processo di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Nicola D'Onofrio, Chierico Professo dell'Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi. Non v'è alcun dubbio che questa testimonianza di vita evangelica, vissuta in modo ordinario in perfetta adesione al divino volere, culminata in una spontanea straordinaria offerta di sé al Signore, potrà costituire un particolare modello e conforto non soltanto per quanti soffrono nel corpo e nell'anima, ma anche per tanti giovani che si preparano al sacerdozio, che vivono la vita religiosa o l'impegno del servizio laicale in opere d'amore per il prossimo. Il Servo di Dio Nicola D'Onofrio nacque a Villamagna (Chieti) il 24 marzo 1943 da genitori profondamente cristiani, che seppero trasferire nel figlio il culto alla religiosità della vita, nonché una solida educazione umana e cristiana di stampo cattolico.

Nicolino, ragazzo diligente, buono e disponibile verso gli altri, partecipava alla vita della Parrocchia nel generoso servizio all'Altare. Avvertita la vocazione al sacerdozio, il Servo di Dio decise di intraprendere, nonostante le opposizioni dei genitori, la strada della vita religiosa nell'Ordine di San Camillo de Lellis, che lo accolse nello Studentato di Roma nel 1955. E' qui che il 6 ottobre 1960 il giovane D'Onofrio indossò l'abito religioso, ed emise il 7 ottobre 1961 i Voti di Povertà, Castità, Obbedienza e Carità verso gli ammalati.

I propositi di vita spirituale e i personali progetti di ministero apostolico, affidati in questo periodo alle sue carte private, lasciavano intravedere un giovane seminarista impegnato totalmente nelle gioie e nelle lotte della vita ascetica, e una forte volontà sostenuta dalla preghiera. Anche quando cominciò il tempo della formazione intellettuale, si osservò in lui la tenace volontà di perseguire il cammino di perfezione di vita cristiana, propostogli dal suo Ordine religioso, secondo i principi di una salda spiritualità tradizionale: l'imitazione del Signore, l'adorazione dell'Eucaristia, il filiale culto per la Madre di Dio e per il Fondatore del suo Ordine.

Nicola stabilì una singolare fraternità e amicizia spirituale con Santa Teresa di Gesù Bambino. Verso la fine del 1962, Nicola incominciò ad avvertire i primi sintomi del male che lo avrebbe portato alla morte a soli 21 anni. Fu fatto ogni sforzo per tentare di salvare una così giovane esistenza, che tanto bene prometteva per il futuro ministero. Ebbe lui stesso certezza della gravità del male che gli corrodeva il corpo, soprattutto dopo un franco colloquio con il suo superiore maggiore.

È questo il periodo nel quale si manifestò in lui la maturità spirituale. La preghiera, sempre più accresciuta anche nella sosta notturna dinanzi al Santissimo Sacramento, sviluppò, come rivelano i suoi appunti spirituali, i tratti caratteristici della sua anima: una grande serenità interiore, l'abbandono nel Signore, la carità comunitaria, il distacco dalla terra per tendere mediante il dolore al polo unico della sua vita. Il viaggio a Lourdes e a Lisieux, voluto dai superiori per impetrare da Dio la guarigione fisica, lo riempì di spirituale letizia e lo confermò nei propositi di cristiana fortezza. Non è facile scorgere i naturali sentimenti che prova un giovane dinanzi alla prospettiva della morte imminente nelle sue lettere spedite durante quei viaggi, tanto era posseduto dalla fede e dall'amore. Consapevole delle difficoltà dell'epoca, che affondavano le radici in una profonda crisi culturale, Nicola si impegnò con diligenza nello studio per prepararsi ai compiti del ministero sacerdotale con un adeguato bagaglio culturale. Il 28 maggio 1964, per dispensa concessa dal Papa Paolo VI, Nicola emise la professione dei Voti perpetui, e il 5 giugno ricevette, in mezzo alla comunità dei confratelli, il Sacramento dell'Unzione degli Infermi. Ebbe una lunga agonia travagliata da gravi sofferenze e sostenuta costantemente dalla preghiera.

Morì a Roma la tarda sera del 12 giugno 1964, mentre pregava incessantemente il Signore. "Consummatus in brevi, explevit tempora multa". Il medico curante, che ebbe modo di osservarlo durante tutto l'evolversi della malattia, espresse il miglior commento sulla sua vita: "La sua eredità consiste in questo esempio ed esortazione: pregare per vivere, pregare per morire".

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