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Letter "Nicola D'Onofrio" (formato Acrobat Reader 400 Kb)
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PREGHIERA
Dio, buono
e misericordioso,
che hai chiamato
il tuo Servo
Nicola D'Onofrio
alla sequela di Gesù
per offrire la ricchezza
della sua giovane mente
e dell'ardente cuore
al servizio del figlio tuo
nella persona dei malati,
glorifica il tuo fedele Servo
e fa' che i giovani di oggi
riconoscano in lui
un modello di vita
nella via dell'amore
e del sacrificio
per portare
le anime a Te
che con il Figlio
e lo Spirito Santo
vivi e regni
nei cuori dei tuoi figli.
Amen |
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Servo di Dio: Nicola D'Onofrio
- Religioso Professo Camilliano
Roma
16 giugno 2004, Vicariato di Roma, Aula della Conciliazione
Presiede
il Card. Camillo Ruini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi
di Roma.
"Vorrei anzitutto
porgere il più cordiale saluto al Padre Renato Salvatore, Vicario Generale
dei Padri Camilliani, al Provinciale Padre Albino Scalfino, Provinciale, a Padre
Felice Ruffini, Sottosegretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale Sanitaria,
a Madre Serafina Dalla Porta, Vicaria Generale delle Figlie di S. Camillo, al
Sindaco di Bucchianico, dove il SdD è sepolto, al Sindaco di Villamagna,
dove è nato il SdD ed al fratello Tommaso con la consorte.
Si
conclude oggi la fase diocesana del Processo di Beatificazione e Canonizzazione
del Servo di Dio Nicola D'Onofrio, Chierico Professo dell'Ordine dei Chierici
Regolari Ministri degli Infermi. Non v'è alcun dubbio che questa testimonianza
di vita evangelica, vissuta in modo ordinario in perfetta adesione al divino volere,
culminata in una spontanea straordinaria offerta di sé al Signore, potrà
costituire un particolare modello e conforto non soltanto per quanti soffrono
nel corpo e nell'anima, ma anche per tanti giovani che si preparano al sacerdozio,
che vivono la vita religiosa o l'impegno del servizio laicale in opere d'amore
per il prossimo. Il Servo di Dio Nicola D'Onofrio nacque a Villamagna (Chieti)
il 24 marzo 1943 da genitori profondamente cristiani, che seppero trasferire nel
figlio il culto alla religiosità della vita, nonché una solida educazione
umana e cristiana di stampo cattolico.
Nicolino,
ragazzo diligente, buono e disponibile verso gli altri, partecipava alla vita
della Parrocchia nel generoso servizio all'Altare. Avvertita la vocazione al sacerdozio,
il Servo di Dio decise di intraprendere, nonostante le opposizioni dei genitori,
la strada della vita religiosa nell'Ordine di San Camillo de Lellis, che lo accolse
nello Studentato di Roma nel 1955. E' qui che il 6 ottobre 1960 il giovane D'Onofrio
indossò l'abito religioso, ed emise il 7 ottobre 1961 i Voti di Povertà,
Castità, Obbedienza e Carità verso gli ammalati.
I
propositi di vita spirituale e i personali progetti di ministero apostolico, affidati
in questo periodo alle sue carte private, lasciavano intravedere un giovane seminarista
impegnato totalmente nelle gioie e nelle lotte della vita ascetica, e una forte
volontà sostenuta dalla preghiera. Anche quando cominciò il tempo
della formazione intellettuale, si osservò in lui la tenace volontà
di perseguire il cammino di perfezione di vita cristiana, propostogli dal suo
Ordine religioso, secondo i principi di una salda spiritualità tradizionale:
l'imitazione del Signore, l'adorazione dell'Eucaristia, il filiale culto per la
Madre di Dio e per il Fondatore del suo Ordine.
Nicola
stabilì una singolare fraternità e amicizia spirituale con Santa
Teresa di Gesù Bambino. Verso la fine del 1962, Nicola incominciò
ad avvertire i primi sintomi del male che lo avrebbe portato alla morte a soli
21 anni. Fu fatto ogni sforzo per tentare di salvare una così giovane esistenza,
che tanto bene prometteva per il futuro ministero. Ebbe lui stesso certezza della
gravità del male che gli corrodeva il corpo, soprattutto dopo un franco
colloquio con il suo superiore maggiore.
È
questo il periodo nel quale si manifestò in lui la maturità spirituale.
La preghiera, sempre più accresciuta anche nella sosta notturna dinanzi
al Santissimo Sacramento, sviluppò, come rivelano i suoi appunti spirituali,
i tratti caratteristici della sua anima: una grande serenità interiore,
l'abbandono nel Signore, la carità comunitaria, il distacco dalla terra
per tendere mediante il dolore al polo unico della sua vita. Il viaggio a Lourdes
e a Lisieux, voluto dai superiori per impetrare da Dio la guarigione fisica, lo
riempì di spirituale letizia e lo confermò nei propositi di cristiana
fortezza. Non è facile scorgere i naturali sentimenti che prova un giovane
dinanzi alla prospettiva della morte imminente nelle sue lettere spedite durante
quei viaggi, tanto era posseduto dalla fede e dall'amore. Consapevole delle difficoltà
dell'epoca, che affondavano le radici in una profonda crisi culturale, Nicola
si impegnò con diligenza nello studio per prepararsi ai compiti del ministero
sacerdotale con un adeguato bagaglio culturale. Il 28 maggio 1964, per dispensa
concessa dal Papa Paolo VI, Nicola emise la professione dei Voti perpetui, e il
5 giugno ricevette, in mezzo alla comunità dei confratelli, il Sacramento
dell'Unzione degli Infermi. Ebbe una lunga agonia travagliata da gravi sofferenze
e sostenuta costantemente dalla preghiera.
Morì
a Roma la tarda sera del 12 giugno 1964, mentre pregava incessantemente il Signore.
"Consummatus in brevi, explevit tempora multa". Il medico curante, che
ebbe modo di osservarlo durante tutto l'evolversi della malattia, espresse il
miglior commento sulla sua vita: "La sua eredità consiste in questo
esempio ed esortazione: pregare per vivere, pregare per morire".