Associazione
Guardia d'Onore al Sacro Cuore di Gesù SAN
CAMILLO E IL SACRO CUORE DI GESU' di P. Felice
Rufini M.I.
da COR JESU, Organo ufficiale della Guardia d'Onore al S. Cuore
di Gesù, anno LXXIII - n. 8, pp. 2-5. Più
di qualcuno ci chiede il "perché" i Camilliani hanno introdotto
in Italia dalla Francia la pia pratica de "La Guardia d'Onore al S. Cuore
di Gesù", e ne curano la diffusione. Una domanda legittima che offre
anche a noi motivo di ricerca e di approfondimento. Le sue radici, ne siamo
convinti fin d'ora, trovano il loro humus nel Padre Fondatore San Camillo de Lellis,
che sotto l'azione dello Spirito Santo ebbe il dono del carisma di dare vita ad
una "Compagnia d'huomini pij, e da bene, che non per mercede, ma volontariamente
e per amor d'Iddio, gli servissero con quella charità et amorevolezza che
sogliono far le madri verso i loro proprij figliuoli infermi". Quel "gli"
sappiamo che erano gli ammalati dell'Ospedale del S. Giacomo degli Incurabili
di Roma, assistiti da gente che il nostro Santo riteneva "mercenarij",
dei quali nella stesura del biografo contemporaneo, il camilliano P. Sanzio Cicatelli,
vengono descritti i comportamenti disumani. Camillo non nasce Santo, anzi.
Un felice slogan lo dice "da mercenario della morte ad angelo di carità",
e ne fa intuire da dove è partito. E'
nelle notti passate in preghiera dinanzi al grande Crocifisso avuto in dono, ed
ancora oggi venerato nella Chiesa di S. Maria Maddalena in Roma, nel silenzio
della piccola camera dove si riposa per qualche ora dopo il servizio di Maestro
di Casa dell'Ospedale romano, ancora laico, che scopre il ripetersi quotidiano
del Mistero della Croce nelle corsie luride, nel putridume dei letti dove uomini
malati incarnano il Cristo piagato e abbandonato. La sua esperienza di Dio,
ritrovato sulla via per Manfredonia il 2 febbraio 1575, si fa subito Cristocentrica.
Inizia una ricerca ed una scoperta in crescendo nel malato e in chi soffre, della
chiamata a completare la Passione del Cristo "in favore del suo corpo che
è la Chiesa" (Col 1, 24), se qualcuno però è in grado
di essere testimone della sua Misericordia. Tra le corsie della sofferenza
umana Camillo apprende, quindi, che l'Uomo malato è l'Incarnazione di Dio
nello stato di flagellato e coronato di spine, inchiodato e trafitto sulla Croce
dal peccato dell'umanità. Il grande libro dell'ascesa al Monte Santo
di Dio per Camillo de Lellis saranno il Crocifisso e l'Uomo-malato. Ed è
in questo alveo che troviamo suoi comportamento riconducibili a quelle radici
di cui si è detto all'inizio. Il
suo momento storico, - nato nel 1550 e morto nel 1614 -, non è ancora quello
dell'inizio della devozione al Sacro Cuore di Gesù, che si ha il 20 ottobre
1672 con la prima solenne festa in Francia appoggiata dal beneplacito di molti
Vescovi, un anno prima della grande rivelazione a S. Margherita Maria Alacoque
il 27 dicembre 1673. Ma nella Chiesa ci sono già da tempo i presupposti.
Nella Haurietis Aquas Pio XII di s.m. troviamo questo passo interessante: "Volendo
ora soltanto accennare alle tappe gloriose percorse da questo culto nella storia
della pietà cristiana, occorre anzitutto ricordare i nomi di alcuni di
coloro, che ben si possono considerare come gli antesignani di questa devozione,
la quale, in forma privata, ma in modo graduale sempre più vasto, andò
diffondendosi in seno agli istituti religiosi. Così, ad esempio, sono benemeriti
del sorgere e dell'espandersi del culto al Cuore Sacratissimo di Gesù san
Bonaventura, sant'Alberto Magno, santa Geltrude, santa Caterina da Siena, il beato
Enrico Susona, san Pietro Canisio, san Francesco di Sales. A san Giovanni Eudes
si deve la composizione del primo ufficio liturgico in onore del Cuore Sacratissimo
di Gesù
" (IV, 2), dal quale poi è scaturita quella prima
solenne festa pubblica. Ma se il nostro Santo non può
rientrare in questo elenco, lo ritroviamo nella loro scia. Il Cicatelli ci informa
che "Nelle sue orationi non andava appresso a certi punti troppo sottili,
o speculativi, ma rinchiudendosi tutto nel S.mo Costatodel Crocifisso ivi si tratteneva,
ivi dimandava gratie, ivi scopriva i suoi bisogni, et ivi faceva alti e divini
colloquij col suo amato Signore. Del resto tutte l'altre cose del mondo erano
per lui come morte e sepolte". Ed è sorprendente costatare quale
armonia e concordanza si trovi con quanto il Sacro Cuore dica a S. Margherita
Maria Alacoque nell'apparizione del 27 dicembre 1673: "Vedi la piaga del
mio Costato? Ivi farai d'ora innanzi la tua perpetua dimora
In essa soltanto
potrai conservare la veste dell'innocenza
"! La meravigliosa scoperta
S. Camillo non la tiene per se, ma la comunica agli altri, particolarmente quando
assiste gli agonizzanti. Così accanto al letto di un certo Leone Posterla
Milanese gli suggerise:"
confidatevi nella misericordia del Signore
c'ha sparso il sangue per la salute vostra, eccolo che vi mostra le piaghe, eccolo
che vi mostra il costato aperto, vedetolo qui coronato di spine
". Ebbene,
Gesù a S. Margherita Maria le disse anche: "Guarda l'apertura del
mio sacro Costato; è un abisso senza fondo, cui scavò una freccia
smisurata, la freccia dell'amore". Limpido l'assunto che uno solo è
il Divin Maestro per san Camillo e per santa Margherita Maria quando le dice "Mettila
(la volontà) nella piaga del mio Cuore e troverà la forza di superare
se stessa". E san Camillo firmando sul letto di morte la sua "Lettera
Testamento", chiamando a testimoni i Religiosi presenti, termina asserendo
"Finalmente lascio a Gesù Cristo Crocifisso tutto me stesso in anima
e corpo, e confido che per sua mera bontà e misericordia (mi) riceverà
".
Non sappiamo se esista o meno una dichiarazione di intenti del camilliano
P. Giovanni Baccichetti quando nel 1871 eresse il primo centro in Italia della
"Guardia d'Onore al S. Cuore di Gesù". Certamente era nel tessuto
dell'Ordine dei Ministri degli Infermi, detti anche Camilliani, come scrive la
"Costituzione Generale", art. 4,aggiornata dal Capitolo Generale del
1983 secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II, che afferma essendo l'Ordine
"
parte viva della Chiesa ha ricevuto da Dio, tramite il Fondatore San
Camillo, il dono di testimoniare al mondo (cf. Rm 12, 6) l'amore sempre presente
di Cristo verso gli infermi
" (art. 1), fedeli a quanto il Figlio di
Dio ha insegnato che "Ciò che egli fece, volle che anche i suoi discepoli
facessero, unendo alla missione di annunciare il Vangelo il mandato di curare
i malati: Curate i malati
e dite loro: sta per venire il regno di Dio (Lc
10, 9)". Ed una gradita sorpresa la si è avuta nello
scoprire nella pubblicazione "ROLO BANCA 1473 - La raccolta d'Arte, a cura
di Michela Scolaro, Bologna 1997", l'immagine che qui si riproduce in raffigurazione
inedita per il Nostro Santo Padre Camillo. L'opera di Ubaldo Gandolfi, olio su
tela (112. x 153), fu eseguita sulla fine degli anni 60 del 1700, e certamente
l'Artista deve avere avuto suggerimenti da qualche Religioso Camilliano di Bologna.
Ed è fin troppo evidente il riferimento al Culto del Sacro Cuore iniziato
cento anni addietro. La presenza dell'Immacolata Madre di Dio, quale Mediatrice
presso il Figlio Gesù, è un tema fortemente presente nell'Ordine
Religioso Camilliano. Per questo i Camilliani ancora oggi diffondono con questa
singolare pia pratica il culto del Sacro Cuore di Gesù nei luoghi di sofferenza,
pubblici e privati, confortati dal Magistero di Giovanni Paolo II: "Gli adoratori
del Cuore divino diventano uomini della coscienza sensibile
e si risveglia
in essi anche il bisogno della riparazione per i peccati del mondo
è
necessaria nella Chiesa questa schiera di cuori vigilanti, perché l'Amore
del Cuore divino non rimanga isolato e non ricambiato" (Angelus, domenica
24 giugno 1979).
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